Molti farmaci di uso comune possono ridurre vigilanza, tempi di reazione e coordinazione: ansiolitici e ipnotici, alcuni antidepressivi, antistaminici di vecchia generazione, analgesici oppioidi, miorilassanti, alcuni antiepilettici e farmaci per la pressione nelle prime fasi della terapia. Per quelli che possono alterare la capacità di guidare o di usare macchinari il foglietto illustrativo riporta una specifica avvertenza, da leggere con attenzione. L'effetto si somma a quello dell'alcol, anche in piccole quantità, e della privazione di sonno.
Diversamente dalle sostanze stupefacenti, l'uso di farmaci prescritti non è un comportamento illecito, e il lavoratore non ha l'obbligo di dichiarare la propria terapia al datore di lavoro. Il canale corretto è il medico competente, al quale il lavoratore può comunicare le terapie in corso affinché valuti eventuali limitazioni temporanee. Il RSPP può favorire questo canale con un'informazione chiara: chi guida, usa carrelli o lavora in quota dovrebbe sapere che alcuni farmaci richiedono cautela e che parlarne con il medico competente tutela anzitutto lui stesso.
Per chi guida per lavoro ricordiamo anche il regime del Codice della strada: l'articolo 186-bis prevede il limite di alcolemia pari a zero per i conducenti professionali, come autisti di autobus e mezzi pesanti, oltre che per i neopatentati. Nelle aziende con flotte, la politica di sicurezza stradale dovrebbe coprire alcol, droghe, farmaci e stanchezza in modo integrato.