Con Workplace Health Promotion si indica l'insieme degli sforzi congiunti di datori di lavoro, lavoratori e società per migliorare la salute e il benessere delle persone nei luoghi di lavoro. La definizione è contenuta nella Dichiarazione di Lussemburgo del 1997, adottata dalla rete europea per la promozione della salute nei luoghi di lavoro. L'idea di fondo è che il luogo di lavoro raggiunge in modo stabile la gran parte della popolazione adulta ed è quindi un contesto privilegiato per interventi su stili di vita e fattori di rischio per le malattie croniche.
Nel D.Lgs. 81/08 la promozione della salute ha un aggancio esplicito. L'articolo 25 attribuisce al medico competente il compito di collaborare all'attuazione e valorizzazione di programmi volontari di promozione della salute, secondo i principi della responsabilità sociale. La definizione di salute dell'articolo 2 come benessere fisico, mentale e sociale completa il quadro.
La distinzione rispetto alla prevenzione obbligatoria è importante. La WHP non sostituisce la valutazione e la riduzione dei rischi lavorativi, e non può servire a spostare sul singolo lavoratore la responsabilità di condizioni di lavoro nocive: proporre corsi di ginnastica posturale a chi lavora a una linea con sovraccarico biomeccanico non riprogettato è un errore. Funziona invece quando si aggiunge a un sistema di prevenzione solido, in una logica che l'approccio americano chiama Total Worker Health, cioè integrazione tra protezione dai rischi e promozione del benessere.