La ricerca sulla leadership ha distinto a lungo tra stile transazionale e stile trasformazionale. Il leader transazionale governa attraverso obiettivi, controlli, premi e sanzioni: definisce le regole, verifica, corregge gli scostamenti. Il leader trasformazionale agisce sul senso: rende chiaro perché una regola esiste, dà l'esempio, stimola le persone a proporre soluzioni, si interessa dei singoli. Numerosi studi nel settore industriale associano lo stile trasformazionale a un clima di sicurezza migliore e a una maggiore partecipazione spontanea dei lavoratori.
Nella pratica le due modalità non si escludono. Un capo reparto in un'officina di carpenteria deve poter dire con fermezza che senza imbracatura non si sale sul cestello, e questo è transazionale. Ma se in parallelo spiega perché, chiede ai saldatori quali punti di ancoraggio usano davvero e porta le loro proposte alla direzione, sta costruendo adesione invece di semplice obbedienza. Esiste poi uno stile da evitare, il laissez-faire: il capo che non interviene, non controlla e non dà indicazioni, associato ai risultati peggiori.
Per il RSPP questa distinzione serve a progettare gli interventi formativi rivolti a dirigenti e preposti. Oltre alle ore previste dall'Accordo del 2025, è utile lavorare sulla consapevolezza del proprio stile, ad esempio con autovalutazioni confrontate con la percezione dei collaboratori. Il confronto va restituito in forma aggregata e accompagnato da un colloquio di sviluppo, mai usato come valutazione.