Il preposto è la figura che più di ogni altra trasforma una politica aziendale in comportamenti quotidiani. Dopo la Legge 215/2021 il suo ruolo è stato rafforzato, con l'obbligo di individuazione e il potere-dovere di intervenire e, se necessario, interrompere l'attività; il quadro normativo è trattato nel blocco sulle novità e qui non lo riprendiamo. Ciò che interessa ora è la dimensione relazionale del ruolo.
Molti preposti sono operatori esperti promossi per competenza tecnica, senza alcuna preparazione alla gestione delle persone. Si trovano a dover correggere colleghi con cui hanno lavorato fianco a fianco per anni, spesso con l'idea che richiamare qualcuno significhi rompere un rapporto. Il risultato più frequente è la tolleranza silenziosa: il preposto vede il collega che usa la smerigliatrice senza visiera, sa che dovrebbe intervenire, ma lascia correre.
Il RSPP può sostenere i preposti su tre fronti. Il primo è dare loro parole e modalità per intervenire in modo fermo ma rispettoso, attraverso esercitazioni su casi reali del reparto. Il secondo è garantire che la direzione li sostenga quando fermano un'attività, evitando che vengano scavalcati. Il terzo è costruire momenti di confronto tra preposti di reparti diversi, in cui condividere difficoltà e soluzioni. Un preposto che si sente autorizzato e supportato interviene; uno lasciato solo tende a proteggere la relazione a scapito della sicurezza. La formazione dei preposti prevista dall'Accordo del 2025 può essere arricchita proprio con questi contenuti relazionali.