Il coaching occasionale produce risultati occasionali. Per incidere sulla cultura serve un percorso definito, con obiettivi, tempi e verifica. Un modello praticabile in una media azienda manifatturiera prevede un incontro iniziale di gruppo con i preposti, in cui si condividono le aspettative sul ruolo e si raccolgono le difficoltà ricorrenti, seguito da sessioni individuali di circa quarantacinque minuti ogni tre o quattro settimane, per sei mesi.
In ogni sessione il preposto porta un caso reale delle settimane precedenti: un intervento riuscito, uno evitato, una situazione in cui non sapeva cosa fare. Il coach lavora con le domande, aiuta a individuare alternative e chiude con un impegno concreto da verificare all'incontro successivo. A metà percorso è utile un'osservazione in campo, in cui il coach accompagna il preposto durante il turno e restituisce un feedback sulle interazioni osservate.
Chi deve fare il coach? Il RSPP può farlo se ha sviluppato le competenze necessarie, che non coincidono con quelle tecniche; in alternativa può coordinare un consulente esterno o un dirigente formato allo scopo. Conviene evitare che il coach sia il diretto superiore del preposto, perché il rapporto gerarchico riduce l'apertura. La documentazione va tenuta leggera, con una scheda per sessione, e il percorso va valutato a fine periodo con indicatori semplici: numero di interventi di correzione registrati dai preposti, osservazioni in campo, percezione degli operatori raccolta con poche domande mirate.