Erik Hollnagel ha proposto di distinguere due modi di intendere la sicurezza. Nella prospettiva che chiama Safety-I, la sicurezza è definita come assenza di eventi indesiderati, il più possibile ridotti: si studiano gli incidenti, si cercano le cause, si introducono barriere per impedire che si ripetano. Le persone sono viste soprattutto come una possibile fonte di errore e di variabilità da contenere con regole e automazione.
Nella prospettiva Safety-II, la sicurezza è definita come la capacità di un sistema di far andare bene le cose in condizioni variabili. L'attenzione si sposta da ciò che va storto, statisticamente raro, a ciò che va bene, che rappresenta la quasi totalità delle attività quotidiane. Le persone sono considerate una risorsa necessaria per la flessibilità e la resilienza del sistema, proprio perché sanno adattarsi a condizioni che nessuna procedura può prevedere del tutto.
Hollnagel non propone di abbandonare la Safety-I, che resta indispensabile per molti rischi noti e per gli obblighi di legge, ma di integrarla. In concreto, accanto all'analisi degli infortuni, la Safety-II invita a chiedersi come mai nella gran parte dei casi un'operazione complessa, come la sostituzione di un cuscinetto su una linea di laminazione eseguita sotto pressione di tempo, si concluda senza problemi. Le risposte rivelano adattamenti, competenze e accorgimenti informali che meritano di essere conosciuti, protetti e, quando possibile, resi parte del sistema.