La sociologa Diane Vaughan, studiando il disastro dello Space Shuttle Challenger del 1986, ha descritto il fenomeno della normalizzazione della devianza: un'organizzazione accetta gradualmente scostamenti dagli standard di sicurezza perché, ripetuti più volte senza conseguenze, finiscono per sembrare normali. Ogni volta che la deviazione non produce danni, la successiva appare più accettabile, finché il nuovo livello di rischio diventa la prassi riconosciuta.
I segnali sono riconoscibili anche nelle aziende comuni. Un allarme di livello in un serbatoio scatta così spesso che gli operatori lo tacitano senza controllare. Un ponteggio su cui è stata tolta una tavola fermapiede per far passare un tubo resta così per settimane. Una gru viene usata regolarmente vicino al limite di carico perché il carico tipico pesa poco meno di quanto indicato in tabella. Nessuno ha deciso di accettare quel rischio: è accaduto per piccoli passi.
Il contrasto alla normalizzazione richiede attenzione attiva. Il RSPP può proporre revisioni periodiche delle deviazioni tollerate, chiedendo a preposti e operatori quali regole vengono abitualmente aggirate; considerare con particolare serietà gli allarmi ricorrenti e le anomalie ritenute innocue; portare in reparto lo sguardo esterno di colleghi di altre aree o di un auditor, che vedono ciò che chi è abituato non nota più. Riconoscere la devianza normalizzata non significa punirla, ma decidere esplicitamente se eliminare la deviazione o modificare in modo sicuro lo standard.