La norma UNI 7249 sulle statistiche degli infortuni definisce l'indice di frequenza come numero di infortuni moltiplicato per un milione e diviso per le ore lavorate nel periodo. Si contano gli infortuni indennizzabili, cioè con assenza oltre il giorno dell'evento, mentre le ore sono quelle effettivamente lavorate, esclusi ferie, malattia e permessi. Il risultato esprime quanti infortuni si verificano ogni milione di ore, una grandezza confrontabile tra aziende di dimensioni diverse.
Esempio in una carpenteria metallica: 85 addetti, 1.620 ore lavorate medie pro capite, quindi 137.700 ore annue; nell'anno si registrano 4 infortuni con assenza. L'indice vale 4 per un milione diviso 137.700, cioè circa 29. Se l'anno dopo gli infortuni sono 3 con ore simili l'indice scende a circa 22, ma la differenza è un solo evento e non autorizza a dichiarare un miglioramento.
Tre accorgimenti operativi. Le ore devono arrivare dall'ufficio paghe e non da stime basate sull'orario contrattuale, che sovrastimano le ore reali e abbassano artificialmente l'indice. Gli infortuni in itinere vanno tenuti separati, perché dipendono da fattori diversi da quelli del luogo di lavoro. Infine conviene calcolare l'indice anche per reparto o mansione, perché la media aziendale spesso nasconde un'area critica, ad esempio la saldatura o il magazzino, con valori doppi rispetto al resto dello stabilimento. Il calcolo per reparto richiede però che le ore siano imputate al centro di costo corretto.