L'economista Charles Goodhart ha dato il nome a un fenomeno che chi gestisce la sicurezza conosce bene: quando una misura diventa un obiettivo, smette di essere una buona misura. Appena un indicatore viene legato a premi, classifiche tra stabilimenti o valutazioni dei dirigenti, le persone trovano il modo di migliorare il numero senza migliorare la realtà.
Gli esempi sono ricorrenti. Infortuni trasformati in malattia comune o coperti con giorni di ferie. Lavoratori infortunati richiamati in azienda il giorno dopo, seduti in ufficio, per evitare che l'evento conti come assenza. Near miss inventati o duplicati per raggiungere la quota mensile richiesta. Ispezioni registrate senza sopralluogo, compilando la check list alla scrivania. Corsi segnati come completati perché il lavoratore ha firmato il registro, senza verifica dell'apprendimento.
Le contromisure sono di metodo. Usare un paniere di indicatori bilanciati, in modo che manipolarne uno faccia peggiorare un altro: se gli infortuni calano ma le medicazioni in infermeria crescono, qualcosa non torna. Verificare a campione la qualità dei dati, confrontando ad esempio i registri dell'infermeria con le denunce INAIL. Separare la misura per il miglioramento da quella per la valutazione individuale. E soprattutto rendere evidente al vertice che il RSPP preferisce un dato onesto e peggiore a un dato bello e falso, perché solo il primo consente di prevenire. Un audit sulla qualità dei dati almeno annuale è la garanzia minima.