Gli infortuni sono eventi rari e in buona parte casuali, quindi il loro conteggio fluttua anche quando le condizioni di lavoro non cambiano. Statisticamente si descrivono bene con la distribuzione di Poisson, nella quale la varianza è uguale alla media: se un'azienda ha in media quattro infortuni all'anno, è del tutto normale osservare anni con uno o due eventi e anni con sette, senza che sia cambiato nulla nella prevenzione.
Ne derivano regole pratiche. Non commentare la variazione mensile degli infortuni: un mese con zero eventi e uno con due sono rumore. Usare medie mobili su dodici mesi, che smussano le oscillazioni e mostrano la tendenza. Confrontare periodi lunghi, ad esempio triennio su triennio. Esprimere i risultati con prudenza: con quattro eventi attesi, l'intervallo entro cui il numero osservato cade nella grande maggioranza dei casi va indicativamente da zero a otto.
In un'impresa edile di quaranta addetti con due infortuni l'anno, nessun indice di frequenza annuale può dimostrare un miglioramento. In questi casi conviene spostare il peso sugli indicatori più frequenti, come primo soccorso, near miss e non conformità rilevate in cantiere, oppure aggregare i dati con quelli di aziende simili attraverso l'associazione di categoria o l'ente bilaterale. Spiegare questi concetti alla direzione evita reazioni sproporzionate a un brutto mese e false sicurezze dopo un anno fortunato, due errori che portano a decisioni sbagliate sugli investimenti.