L'esperienza accumulata nelle aziende suggerisce una sintesi in forma di errori da evitare. Primo, misurare solo gli infortuni e giudicare l'anno dal loro numero. Secondo, commentare variazioni mensili che sono semplice rumore statistico. Terzo, usare indicatori senza scheda, con definizioni che cambiano a seconda di chi li calcola. Quarto, legare premi e valutazioni individuali agli indicatori di esito, creando incentivi alla sotto-segnalazione.
Quinto, escludere somministrati e imprese esterne dal perimetro della misura. Sesto, confrontarsi con altre aziende senza verificare definizioni, popolazioni e contesto. Settimo, considerare chiusa un'azione quando è stato emesso l'ordine e non quando il rischio è stato effettivamente ridotto. Ottavo, affidare l'audit a chi ha progettato il processo verificato. Un errore aggiuntivo, trasversale a tutti, è non conservare le versioni dei dati già comunicati.
Nono, lasciare sul tavolo le leve economiche disponibili, come la riduzione del tasso con l'OT23 e i bandi ISI, oppure inseguirle con interventi scelti per il punteggio e non per il rischio. Decimo, presentare al vertice grafici senza decisioni da prendere. Il filo comune è uno solo: la misura serve a vedere meglio la realtà e a decidere meglio. Un RSPP che padroneggia questi strumenti parla il linguaggio della direzione senza perdere quello del reparto, e trasforma la prevenzione da costo subito a attività governata. Il prossimo blocco del corso affronta il quadro della giurisprudenza e delle responsabilità.