Per valutare un'esposizione potenziale serve ragionare sulla catena del contagio: una sorgente che ospita l'agente, una modalità di uscita, una via di trasmissione, una porta d'ingresso nel lavoratore e una sua eventuale suscettibilità. Interrompere un solo anello è sufficiente a prevenire l'infezione, ed è su questo principio che si costruiscono le misure.
La via inalatoria è la più insidiosa perché invisibile: bioaerosol generati da lavaggi ad alta pressione, nebulizzazioni di torri evaporative, movimentazione di compost o letame, aspirazione di polveri organiche in silos e mangimifici. La via cutanea e mucosa riguarda schizzi di reflui sul viso, contatto di mani non integre con liquami, punture accidentali con aghi abbandonati nei rifiuti. La via digestiva passa quasi sempre attraverso mani contaminate portate alla bocca, per esempio fumando o mangiando senza essersi lavati. Esiste infine la trasmissione tramite vettori o morsi, tipica di zecche nelle attività forestali e di roditori nei magazzini.
In un impianto di trattamento rifiuti la stessa mansione può combinare più vie: il selezionatore al nastro respira polvere organica, tocca materiali taglienti e può portare alla bocca guanti contaminati. La valutazione deve descrivere queste vie per singola fase, perché da esse dipendono scelte molto diverse, come la cabina pressurizzata con filtrazione, il guanto antitaglio o la regola sul consumo di cibo solo nel locale ristoro.