I DPI destinati a proteggere da agenti biologici nocivi rientrano nella terza categoria del Regolamento (UE) 2016/425, perché proteggono da rischi che possono causare conseguenze molto gravi. Ne derivano obblighi di addestramento e di scelta accurata, che il RSPP deve documentare.
Per le vie respiratorie si utilizzano facciali filtranti antipolvere conformi alla UNI EN 149, di classe FFP2 o FFP3 a seconda dell'intensità del bioaerosol, oppure semimaschere con filtri P3. Negli ambienti con esposizioni prolungate, come i capannoni di compostaggio, possono essere più tollerabili gli elettrorespiratori a ventilazione assistita. La tenuta del facciale va verificata con prove di adattamento, perché barba e taglia sbagliata annullano la protezione.
Per le mani esiste la UNI EN ISO 374-5, che certifica la protezione contro batteri e funghi e, con l'indicazione VIRUS, anche contro i virus. Nella selezione dei rifiuti va combinata con la protezione meccanica antitaglio secondo UNI EN 388, ad esempio con un sottoguanto. Gli indumenti di protezione contro agenti infettivi sono certificati secondo la UNI EN 14126, con diversi livelli di prestazione alla penetrazione di liquidi e aerosol contaminati.
Per gli occhi e il volto, in presenza di schizzi di reflui o lavaggi a pressione, si impiegano occhiali a tenuta o visiere. La procedura di svestizione è parte integrante della protezione: un DPI tolto male contamina chi lo indossa, e un facciale monouso riutilizzato per più turni diventa a sua volta una sorgente.