Il turno notturno non è solo un problema di salute nel lungo periodo, ma un moltiplicatore di rischio infortunistico nell'immediato. Gli studi sulla prestazione umana mostrano un peggioramento della vigilanza nelle ore tra le tre e le sei del mattino, quando la temperatura corporea raggiunge il minimo. Anche il primo pomeriggio presenta un calo fisiologico, meno marcato.
Il passaggio di consegne tra turni è un altro punto critico. In un impianto di processo o in una linea di produzione continua, informazioni non trasmesse su un'anomalia, un isolamento elettrico in corso o un permesso di lavoro aperto possono causare incidenti gravi. Servono strumenti strutturati: un registro di turno con campi obbligatori, una sovrapposizione di qualche minuto tra uscente ed entrante, la verifica congiunta delle situazioni anomale sul posto.
Di notte cambiano anche le condizioni al contorno. Spesso sono presenti meno persone, il preposto copre più reparti, i servizi di manutenzione sono ridotti e la squadra di emergenza può essere incompleta. La valutazione deve verificare che il piano di emergenza funzioni con l'organico notturno reale, non con quello diurno.
Infine c'è il tragitto di ritorno: il lavoratore che esce alle sei dopo una notte di lavoro guida in condizioni di sonnolenza, con un rischio di incidente stradale in itinere elevato. Alcune aziende hanno introdotto aree di riposo, navette o la possibilità di un breve sonno prima di mettersi alla guida.