Modulo B comune · Blocco 10/12 (36–40 h) · Slide 39/50

Ridurre il rischio del lavoratore isolato: procedure e tecnologie

La prima domanda da porsi è se l'isolamento sia davvero necessario. Spesso un intervento può essere spostato in un orario in cui sono presenti altri colleghi, o eseguito in coppia senza un aggravio significativo di costi. Le attività con rischio elevato di conseguenze gravi, come lavori in quota, su impianti elettrici, con sostanze pericolose o in prossimità di macchine in movimento, andrebbero escluse per regola dal lavoro solitario.

Quando l'isolamento resta, serve una procedura che risponda a tre domande: come si sa dove si trova il lavoratore, come ci si accorge che ha un problema, come lo si raggiunge in tempi compatibili con la gravità dell'evento. Gli strumenti vanno dal contatto telefonico programmato a intervalli definiti con un riferimento che conosce cosa fare se la chiamata non arriva, fino ai dispositivi elettronici di allarme.

I dispositivi uomo a terra, in forma di apparecchi indossabili o applicazioni su smartphone dedicati, rilevano perdita di verticalità, assenza di movimento o urti, generano un preallarme che il lavoratore può annullare e, in mancanza di risposta, inviano un allarme con la posizione a una centrale o a un collega reperibile. La loro efficacia dipende dalla copertura del segnale, verificata anche nei locali interrati, e da una catena di risposta realmente presidiata.

Il piano va provato con esercitazioni: simulare un allarme notturno e cronometrare il tempo di arrivo dei soccorsi è il modo più onesto per scoprire se il sistema funziona.