Un'azienda metalmeccanica di 60 addetti produce componenti per valvole. Una lavoratrice di 32 anni, addetta a un centro di lavoro CNC, comunica di essere al secondo mese di gravidanza. La mansione prevede carico manuale di pezzi grezzi da 8 a 12 kg, stazione eretta per l'intero turno, uso di fluidi lubrorefrigeranti emulsionabili, rumore di reparto intorno agli 82 dB(A) e un turno a rotazione che include settimane notturne.
L'analisi segue il D.Lgs. 151/2001: il sollevamento dei pesi e la stazione eretta per oltre metà dell'orario rientrano nell'Allegato A, quindi la mansione non è compatibile in nessuna variante; il lavoro dalle 24 alle 6 è vietato dall'art. 53; il rumore e le nebbie oleose sarebbero comunque da valutare secondo l'Allegato C. La soluzione individuata con l'ufficio tecnico è lo spostamento al controllo qualità dimensionale in sala metrologica, con postazione seduta e possibilità di alternanza, pezzi da misurare movimentati da un collega o con carrello, orario giornaliero.
La sala metrologica viene a sua volta verificata: microclima controllato, nessun agente chimico rilevante salvo piccole quantità di alcol isopropilico per la pulizia dei tastatori, che viene sostituito con salviette preimpregnate. La decisione è registrata con una nota firmata dal datore di lavoro, consegnata alla lavoratrice e comunicata al capoturno. Dopo il parto il rientro viene programmato in sala metrologica fino ai sette mesi del bambino, poi sul centro di lavoro solo con orario diurno fino all'anno.