Gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie sono DPI di terza categoria e richiedono la scelta più tecnica dell'intero programma. La UNI EN 529 fornisce raccomandazioni per selezione, uso, cura e manutenzione, mentre in Italia la UNI 11719 offre una guida alla scelta basata sul fattore di protezione operativo. Il principio è confrontare la concentrazione dell'inquinante con il valore limite: il rapporto indica quante volte l'apparecchio deve ridurre l'esposizione. Per i facciali filtranti i valori di riferimento operativi comunemente utilizzati sono 4 per FFP1, 10 per FFP2 e 30 per FFP3, molto inferiori ai valori nominali di laboratorio.
Occorre poi scegliere il filtro giusto: antipolvere per particelle, a carboni attivi con lettera e colore per gas e vapori, combinato quando servono entrambi. Un filtro antipolvere non protegge dai vapori di solvente, errore frequente in verniciatura. Quando l'ossigeno può essere carente, come negli ambienti confinati, servono apparecchi isolanti.
La prova di tenuta, o fit test, verifica che un determinato modello e taglia di facciale aderisca al viso del singolo lavoratore. Può essere qualitativa, con una sostanza dal sapore amaro o dolce nebulizzata nel cappuccio, o quantitativa con strumenti che misurano le particelle dentro e fuori il facciale. Barba e basette sotto la linea di tenuta compromettono il risultato: per chi non può o non vuole radersi si scelgono apparecchi a ventilazione assistita con cappuccio o elmetto, che non dipendono dalla tenuta sul viso.