Prima dell'acquisto su larga scala conviene una prova in reparto. Per le calzature di sicurezza, ad esempio, si selezionano due o tre modelli che rispondono alla specifica, come una classe S3 secondo la UNI EN ISO 20345 per chi lavora all'aperto o con liquidi, e li si fa indossare per due o tre settimane a un gruppo rappresentativo di lavoratori, includendo persone di corporature e piedi diversi e almeno una lavoratrice. Si raccolgono valutazioni su comfort, calzata, scivolamento, durata, traspirazione.
Lo stesso vale per i guanti, dove la differenza tra il modello che protegge sulla carta e quello che il lavoratore tiene davvero indosso dipende da sensibilità, sudorazione e presa. Un guanto troppo rigido viene tolto per le operazioni fini e non viene più rimesso, rendendo inutile l'investimento.
Il coinvolgimento non è solo una buona pratica. L'art. 18, comma 1, lettera d, prevede che il datore di lavoro fornisca i DPI sentito il RSPP e il medico competente, ove presente; l'art. 50 attribuisce al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza il diritto di essere consultato sulla valutazione dei rischi e sull'individuazione delle misure di prevenzione. La prova sul campo è il momento in cui queste consultazioni diventano concrete. Il verbale della prova, con i modelli testati, i partecipanti e le motivazioni della scelta, documenta che la decisione non è stata solo economica e aiuta a difenderla quando arriva la proposta di un fornitore più economico.