Una prima distinzione utile riguarda il tipo di risultato prodotto. I metodi qualitativi descrivono scenari e misure con parole e categorie, come basso, medio o alto: ne sono esempi la check list, il what-if e la HAZOP nella sua forma classica. I metodi semiquantitativi assegnano punteggi su scale ordinali, ad esempio da 1 a 10, e combinano i punteggi in un indice: la matrice P×D e la FMEA con il suo indice di priorità rientrano in questa famiglia. I metodi quantitativi stimano frequenze e probabilità reali, espresse ad esempio in eventi per anno, e richiedono dati di affidabilità dei componenti: l'albero dei guasti e l'albero degli eventi, quando alimentati con numeri, sono gli esempi tipici.
Una seconda distinzione riguarda la direzione del ragionamento. I metodi induttivi partono da una causa e si chiedono che cosa potrebbe succedere: il what-if, la FMEA e l'albero degli eventi procedono così. I metodi deduttivi partono da un evento indesiderato e risalgono alle cause che possono produrlo: l'albero dei guasti è il caso più noto. Il bow-tie unisce le due direzioni attorno a un unico evento centrale.
Attenzione a un equivoco frequente: un numero non rende più oggettiva una stima se i dati di partenza sono soggettivi. Un RPN di 280 calcolato con punteggi assegnati a sensazione non è più affidabile di un giudizio qualitativo ben motivato. Nel DVR conviene sempre esplicitare quale tipo di metodo si è usato e da dove provengono i valori inseriti.