Per capire come lavora una HAZOP si può prendere un caso alla portata di molte aziende manifatturiere: un circuito di olio diatermico che riscalda le presse di un reparto di stampaggio di materie plastiche. Il nodo scelto è la linea di mandata tra la caldaia e le presse, con intenzione di progetto definita come olio a 250 gradi, portata costante, pressione di circa 4 bar.
Con la combinazione nessuna portata il gruppo individua come cause il blocco della pompa, una valvola chiusa per errore dopo la manutenzione e l'intasamento di un filtro. La conseguenza è il surriscaldamento dell'olio nella caldaia con degradazione del fluido e possibile rottura. Salvaguardie esistenti: flussostato che spegne il bruciatore e termostato di sicurezza. Raccomandazione: verificare la taratura del flussostato e introdurre un lucchetto con cartellino sulle valvole manuali durante la manutenzione.
Con più temperatura emergono la regolazione guasta e il termostato starato, con conseguenza di superamento del punto di infiammabilità dell'olio in caso di perdita. Con perdita di contenimento, che molti gruppi aggiungono come deviazione specifica, si discute delle flange vicino a superfici calde e dell'olio che impregna la coibentazione, situazione che può dare luogo ad autoaccensione.
Il limite più evidente in un contesto non chimico è il costo in tempo: anche un circuito così semplice richiede mezza giornata con quattro persone. Per questo nelle aziende manifatturiere si usa spesso una HAZOP ridotta ai soli nodi critici, scelti in base alla gravità potenziale.