Modulo B comune · Blocco 1/12 (0–4 h) · Slide 14/50

I limiti dell'RPN e l'approccio per priorità d'azione

L'RPN è semplice da calcolare, ma presenta difetti noti che il RSPP deve conoscere per non farsi ingannare dai numeri. Il primo è che le scale sono ordinali: passare da 4 a 5 in severità non significa un danno del 25 per cento più grave, quindi moltiplicare i punteggi è un'operazione matematicamente discutibile. Il secondo è che combinazioni molto diverse danno lo stesso prodotto: severità 10, occorrenza 2 e rilevabilità 5 producono 100, esattamente come severità 2, occorrenza 10 e rilevabilità 5. Il primo caso è un possibile evento mortale poco frequente, il secondo un fastidio quotidiano, eppure l'indice li mette sullo stesso piano.

Il terzo difetto è l'uso di soglie fisse, ad esempio agire solo sopra 100 o 120: il gruppo, consapevolmente o meno, tende ad abbassare i punteggi per restare sotto la soglia ed evitare azioni costose. È il cosiddetto aggiustamento dei punteggi, difficile da riconoscere a posteriori se le motivazioni non sono state scritte.

Per superare questi problemi il manuale FMEA pubblicato congiuntamente da AIAG e VDA nel 2019 ha introdotto la Action Priority, che classifica ogni voce come priorità alta, media o bassa usando tabelle che danno peso prevalente alla severità, poi all'occorrenza e infine alla rilevabilità. Indipendentemente dal manuale adottato, nell'uso per la sicurezza sul lavoro è buona regola stabilire che ogni effetto con severità massima o quasi massima richiede comunque un'azione o una giustificazione scritta del perché le misure esistenti sono considerate sufficienti.