Come l'albero dei guasti, anche l'albero degli eventi può essere quantificato. Si attribuisce all'evento iniziatore una frequenza, espressa ad esempio in eventi all'anno, e a ciascuna barriera una probabilità di fallimento su richiesta. La frequenza di ogni esito finale si ottiene moltiplicando la frequenza dell'iniziatore per le probabilità di successo o di fallimento incontrate lungo il percorso.
Si immagini un reparto in cui la caduta di un carico da un paranco durante la movimentazione abbia una frequenza stimata di 0,1 eventi all'anno, cioè uno ogni dieci anni, sulla base dello storico aziendale e di dati di settore. La prima barriera è l'assenza di persone sotto il carico, garantita da delimitazione e procedura, con probabilità di fallimento stimata a 0,1. La seconda è la capacità della persona eventualmente presente di allontanarsi, con probabilità di fallimento ipotizzata a 0,5. La frequenza dell'esito in cui una persona viene colpita risulta 0,1 per 0,1 per 0,5, cioè 0,005 all'anno, un evento ogni duecento anni.
Questo numero, preso da solo, rischia di dare una falsa tranquillità. Il suo uso corretto è comparativo: se si rende fisica la delimitazione con barriere e si sposta il percorso pedonale, la probabilità di fallimento della prima barriera può scendere sensibilmente e la frequenza dell'esito grave si riduce in proporzione.
Va sempre dichiarata l'origine delle probabilità. Quelle che dipendono da comportamenti umani sono le più incerte e conviene trattarle con prudenza, verificando quanto il risultato cambi se si raddoppiano o dimezzano.