Il rischio residuo è il rischio che permane dopo l'adozione delle misure di prevenzione e protezione. Nessuna attività lavorativa ha rischio zero: anche dopo aver segregato una macchina, formato gli operatori e fornito i DPI, rimane una probabilità non nulla che un evento si verifichi, ad esempio per guasto di un componente, per errore di manutenzione o per una situazione non prevista.
Il concetto è centrale anche nella sicurezza delle macchine. La norma UNI EN ISO 12100 descrive un processo iterativo in cui il progettista riduce il rischio prima con misure di progettazione intrinsecamente sicura, poi con protezioni e misure complementari, infine con le informazioni per l'uso; ciò che resta viene comunicato all'utilizzatore nelle istruzioni. Quella sezione del manuale, dedicata ai rischi residui, è un'informazione preziosa che il RSPP deve trasferire nel DVR e nella formazione degli operatori.
Nel documento di valutazione il rischio residuo non dovrebbe essere un semplice numero ricalcolato dopo le misure. È utile descrivere a parole quale scenario resta possibile, quali barriere lo contrastano e quali condizioni potrebbero farlo crescere. Ad esempio: dopo l'installazione delle barriere fotoelettriche, rimane il rischio di schiacciamento in caso di esclusione non autorizzata del dispositivo o di degrado del freno, controllato attraverso la gestione delle chiavi e la misurazione periodica del tempo di arresto.
Questa descrizione orienta i controlli successivi e mostra all'organo di vigilanza che il datore di lavoro conosce i limiti delle misure adottate.