Valutare per mansione significa costruire, per ciascuna figura professionale, un profilo dei rischi a cui è esposta nell'arco della sua giornata lavorativa reale. È l'approccio indispensabile per collegare la valutazione a sorveglianza sanitaria, formazione e DPI, che sono assegnati alle persone e non ai locali.
Il primo passo è definire i gruppi omogenei di esposizione: insiemi di lavoratori che svolgono le stesse attività, negli stessi luoghi, con le stesse attrezzature e per tempi simili. In un'azienda metalmeccanica possono essere operatore di pressa, saldatore, carrellista, manutentore elettrico, addetto al controllo qualità, impiegato tecnico. Il nome contrattuale della mansione non basta: due operai inquadrati allo stesso livello possono avere esposizioni molto diverse.
Per ogni gruppo si raccolgono le attività svolte con la loro durata media, le attrezzature e le sostanze utilizzate, le aree frequentate, i turni e le eventuali attività occasionali come pulizie straordinarie o sostituzioni. Le fonti sono le interviste agli operatori e ai preposti, l'osservazione diretta e i dati di produzione.
Il risultato è una scheda di mansione che riporta i rischi presenti, il livello stimato, le misure adottate, i DPI assegnati, la formazione specifica e il protocollo sanitario definito dal medico competente. Un esempio: il carrellista di un magazzino logistico avrà rischi di investimento, ribaltamento, vibrazioni al corpo intero, movimentazione manuale occasionale, microclima nelle aree di carico, oltre all'abilitazione all'uso del carrello come requisito.