Il collegamento tra le due valutazioni si realizza con una matrice: sulle righe le mansioni, sulle colonne le aree, e in ogni cella la presenza e la durata tipica della permanenza. Attraverso questa matrice i rischi d'area vengono trasferiti alle mansioni che frequentano quell'area, pesati con il tempo di esposizione.
Il caso più complesso è quello delle figure mobili. Il manutentore attraversa tutto lo stabilimento, entra nei locali tecnici, lavora su macchine ferme ma anche in condizioni anomale, sale in quota, accede a cunicoli e vasche; il suo profilo è spesso il più esposto dell'azienda e il più difficile da descrivere. Lo stesso vale per l'operaio polivalente che sostituisce i colleghi assenti in reparti diversi, per l'addetto alle pulizie e per il responsabile di produzione che passa la giornata tra gli uffici e le linee.
Per queste figure la valutazione per mansione non può basarsi su una giornata tipo, ma deve considerare le attività con frequenza settimanale o mensile e quelle eccezionali, come la pulizia annuale di un silo o la manutenzione straordinaria durante la fermata estiva. Per il rumore si può ragionare sul livello settimanale anziché giornaliero, quando il decreto lo consente e la variabilità lo giustifica; per le vibrazioni il riferimento resta l'esposizione giornaliera.
Un errore frequente è attribuire al manutentore soltanto i rischi della sua officina, dimenticando che passa gran parte del tempo nei reparti. La matrice evita queste dimenticanze e rende evidente quali mansioni frequentano le aree a rischio più elevato.