Nei luoghi di lavoro o nelle loro immediate vicinanze deve essere messa a disposizione dei lavoratori acqua in quantità sufficiente, tanto per uso potabile quanto per lavarsi. Per l'acqua potabile il riferimento è la normativa sulle acque destinate al consumo umano: se l'azienda è servita da un pozzo privato o da un serbatoio di accumulo, occorre un programma di analisi periodiche e di pulizia dei serbatoi, mentre i distributori a boccione richiedono gestione delle scadenze e sanificazione.
Le docce devono essere messe a disposizione in numero sufficiente e appropriato quando il tipo di attività o la salubrità lo esigono. Sono indispensabili nelle lavorazioni che espongono a polveri, oli, sostanze chimiche, agenti biologici, calore o sporco intenso: fonderie, verniciature, officine meccaniche pesanti, impianti di trattamento rifiuti, depuratori, cantine e caseifici. Docce e lavabi devono disporre di acqua corrente calda e fredda, di mezzi detergenti e per asciugarsi, e devono essere separati per sesso o con utilizzazione separata. Locali docce e spogliatoi devono comunicare facilmente tra loro.
Le docce poco utilizzate richiedono attenzione per il rischio legionella legato al ristagno dell'acqua calda nelle tubazioni e nei soffioni: piani di flussaggio periodico, temperature corrette dell'acqua calda e pulizia dei terminali sono parte della manutenzione ordinaria. Il rischio biologico in senso proprio è trattato in un altro blocco, ma il sopralluogo dei servizi è l'occasione per individuare i punti critici.