Un ambiente può risultare globalmente neutro secondo il PMV e tuttavia generare lamentele per disagio localizzato su una parte del corpo. La UNI EN ISO 7730 considera quattro cause. La prima è la corrente d'aria, valutata con l'indice DR, draught rating, che stima la percentuale di persone infastidite in funzione di temperatura, velocità media e turbolenza dell'aria; il collo e le caviglie sono le zone più sensibili. Velocità dell'ordine di 0,15 metri al secondo in inverno sono già percepibili da chi lavora seduto.
La seconda causa è la differenza verticale di temperatura tra testa e caviglie: per la categoria B si raccomanda di restare entro 3 gradi tra 1,1 e 0,1 metri di altezza per una persona seduta. La terza è la temperatura del pavimento, che per persone con calzature normali dovrebbe stare indicativamente tra 19 e 29 gradi. La quarta è l'asimmetria della temperatura radiante, tipica di chi siede accanto a una grande vetrata fredda d'inverno o sotto un soffitto radiante troppo caldo.
Le soluzioni sono quasi sempre locali e poco costose: orientare diversamente le bocchette di mandata o installare diffusori a effetto elicoidale; spostare la postazione lontano dalla vetrata o schermarla con tende; correggere la stratificazione nei capannoni alti con destratificatori a soffitto; ridurre le correnti fredde dai portoni con bussole o lame d'aria. Raccogliere le segnalazioni dei lavoratori con una mappa delle postazioni aiuta a individuare rapidamente le zone critiche.