L'articolo 290 elenca gli elementi che la valutazione deve considerare: la probabilità e la durata della presenza di atmosfere esplosive; la probabilità che fonti di accensione, comprese le scariche elettrostatiche, siano presenti e diventino attive ed efficaci; le caratteristiche dell'impianto, le sostanze utilizzate, i processi e le loro possibili interazioni; l'entità degli effetti prevedibili. Vanno considerati anche i luoghi collegati tramite aperture a quelli in cui possono formarsi atmosfere esplosive.
Il primo passo è l'inventario delle sostanze infiammabili e delle polveri combustibili, con i dati chimico-fisici ricavati dalle schede di sicurezza o da prove. Poi si individuano le sorgenti di emissione: flange, tenute di pompe e agitatori, valvole di sfiato, punti di campionamento, bocche di carico, filtri, aperture di macchine che lavorano polveri. Per ogni sorgente si stabiliscono il grado di emissione e le condizioni di ventilazione, da cui deriva la classificazione delle zone.
La seconda parte riguarda gli inneschi, analizzati secondo l'elenco della UNI EN 1127-1 e confrontati con le zone individuate, includendo le attrezzature non elettriche, i lavori di manutenzione e le condizioni anomale come avviamento, fermata e guasto. Infine si valutano le conseguenze, pensando a quante persone possono essere coinvolte e se l'esplosione può propagarsi ad altri apparecchi attraverso tubazioni e condotti. Il risultato non è un numero ma una mappa ragionata di dove e perché esiste il rischio.