Il lavoro sul rischio incendio ed esplosione si può ricondurre a una sequenza di azioni verificabili. Primo, conoscere le sostanze: inventario aggiornato di combustibili e infiammabili con flash point, limiti di infiammabilità, temperatura di accensione e, per le polveri, parametri di esplosività. Secondo, mappare gli inneschi reparto per reparto, comprese le attività di manutenzione e quelle delle imprese esterne. Terzo, inquadrare correttamente l'attività: basso rischio secondo l'allegato I del DM 3 settembre 2021 oppure valutazione secondo il Codice, attività soggetta o non soggetta al DPR 151/2011.
Quarto, leggere il progetto antincendio esistente e tradurlo in vincoli di esercizio: profili di rischio, livelli di prestazione, quantità massime, aree da tenere libere, porte da tenere chiuse. Quinto, verificare la coerenza dei presidi con i rischi reali, dalla scelta degli estintori alla copertura della rivelazione. Sesto, per le atmosfere esplosive disporre di una classificazione documentata, di un DPCE aggiornato, di apparecchi con marcatura compatibile e di misure contro l'elettricità statica.
Il filo conduttore è la gestione del cambiamento. Una nuova linea produttiva, una diversa merceologia a magazzino, una copertura fotovoltaica, un aumento di organico o una ristrutturazione degli uffici possono modificare profili, livelli e zone. Inserire nella procedura aziendale delle modifiche una domanda esplicita sull'impatto antincendio e ATEX, coinvolgendo il RSPP prima dell'acquisto o dei lavori, è la misura organizzativa con il miglior rapporto tra costo ed efficacia.