I meccanismi di danno sono diversi e spesso si sommano. La tetanizzazione è la contrazione continua dei muscoli attraversati dalla corrente: se interessa i flessori della mano, impedisce di lasciare la presa e allunga il contatto. Se coinvolge il diaframma e i muscoli respiratori produce un arresto respiratorio, che può evolvere in asfissia anche dopo la fine del contatto se non si interviene con la rianimazione.
La fibrillazione ventricolare è il meccanismo più temuto nella bassa tensione: il cuore perde la contrazione coordinata e la circolazione si ferma. Senza defibrillazione precoce le probabilità di sopravvivenza crollano minuto dopo minuto, ed è uno dei motivi per cui un DAE nello stabilimento, con addetti formati, è una misura che il RSPP dovrebbe considerare anche dove non imposta. Nelle tensioni elevate prevalgono invece le ustioni: la corrente produce calore per effetto Joule lungo il percorso interno, con lesioni profonde a muscoli e vasi poco visibili all'esterno, e le ustioni da arco colpiscono volto e mani.
Esistono poi gli effetti indiretti, numericamente rilevanti. Un elettricista che riceve una scossa modesta su una scala o su una piattaforma può perdere l'equilibrio e cadere; un operatore può urtare contro parti di macchina per il movimento brusco di reazione. Nella valutazione del rischio la combinazione tra contatto elettrico e lavoro in quota merita una riflessione specifica, perché un evento elettrico non letale può diventare mortale per la caduta che ne segue.