Si parla di contatto diretto quando una persona tocca una parte attiva, cioè un conduttore destinato a essere in tensione durante il funzionamento ordinario: un morsetto, una barra di un quadro, un filo con l'isolamento danneggiato, un portalampada aperto. Il contatto può avvenire con la mano, ma anche con un attrezzo conduttore impugnato, come un cacciavite non isolato o un metro metallico.
Le situazioni tipiche sono ricorrenti in ogni settore. In officina, il manutentore apre lo sportello del quadro di una macchina per resettare un relè termico e sfiora una morsettiera senza schermi. In magazzino, un cavo di prolunga schiacciato più volte dalle ruote di un transpallet perde la guaina e qualcuno lo afferra. In ufficio, una presa multipla con involucro rotto viene usata fissata con nastro adesivo. In cantiere, un'autogru o un camion con braccio solleva il carico sotto una linea aerea e il gancio arriva a distanza di scarica.
L'aspetto organizzativo è decisivo: molti contatti diretti avvengono durante attività non programmate e svolte da persone non qualificate, convinte che si tratti di operazioni banali. Per questo la valutazione deve chiedersi chi ha la chiave dei quadri, chi è autorizzato ad aprirli, quali interventi sono consentiti agli operatori di produzione e quali solo al personale elettrico. Un cartello di divieto senza una regola chiara su chiavi e autorizzazioni non protegge nessuno, e la stessa logica vale per i locali di cabina, che devono restare chiusi e accessibili solo a chi ne ha titolo.