Il differenziale confronta continuamente la corrente che entra nel circuito con quella che ne esce. In condizioni normali le due correnti sono uguali; se una parte della corrente si disperde verso terra, attraverso un guasto o attraverso una persona, il toroide interno rileva lo squilibrio e comanda l'apertura del circuito. La corrente differenziale nominale, indicata con IΔn, è il valore a cui il dispositivo è garantito per intervenire: 30 milliampere per la protezione delle persone, valori più alti come 300 o 500 milliampere per la protezione contro l'incendio e la selettività a monte.
La scelta del tipo dipende dalla forma della corrente di guasto. Il tipo AC rileva solo correnti alternate sinusoidali ed è ormai inadatto a molti carichi moderni. Il tipo A rileva anche correnti pulsanti unidirezionali, prodotte da apparecchi con elettronica monofase. Il tipo F è pensato per circuiti che alimentano inverter monofase, come lavatrici industriali o pompe di calore. Il tipo B rileva anche correnti continue livellate, tipiche di inverter trifase, azionamenti a velocità variabile e stazioni di ricarica dei veicoli: un differenziale inadatto può essere accecato da una componente continua e non intervenire.
Ogni differenziale ha un pulsante di prova, che va premuto con la periodicità indicata dal costruttore e registrata. Nelle aziende questa semplice prova viene spesso dimenticata per anni, oppure evitata perché provoca il fermo di una linea. Il RSPP può inserirla nel piano di manutenzione, concordandola con la produzione nei fermi programmati.