Il piano di soccorso traduce in pratica l'urgenza del recupero. Va preparato per ogni tipologia di lavoro in quota con arresto caduta e deve rispondere a domande concrete: chi interviene se l'operatore resta appeso, con quale attrezzatura, da dove si raggiunge la persona, in quanto tempo, come la si porta a terra o su un piano sicuro, chi chiama il 112 e chi accoglie l'ambulanza al cancello dello stabilimento indicando il percorso.
Le soluzioni tecniche sono diverse. Un kit di recupero con dispositivo di calata permette di sganciare l'operatore dall'ancoraggio e calarlo a terra in modo controllato, agendo dall'alto. Una piattaforma di lavoro elevabile presente in stabilimento, con operatore abilitato e chiave disponibile, consente di raggiungere la persona dal basso. Alcuni retrattili integrano un argano di recupero che permette di sollevare l'infortunato. In tutti i casi l'operatore non deve mai lavorare da solo: serve almeno una seconda persona addestrata e dotata dei mezzi di recupero sul posto.
Il piano funziona solo se è stato provato. Un'esercitazione periodica con un manichino o con un collega imbragato in condizioni controllate rivela problemi che sulla carta non emergono: il kit è nel furgone e non sul tetto, la PLE ha la batteria scarica, nessuno ricorda come si monta il dispositivo di calata, il percorso per l'ambulanza è bloccato da un camion. Per il RSPP, il verbale di queste prove è la dimostrazione che il soccorso è reale e non solo dichiarato.