L'articolo 66 vieta di consentire l'accesso a pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale ad ambienti, recipienti, condutture e caldaie in cui sia possibile il rilascio di gas deleteri, senza aver prima accertato l'assenza di pericolo o risanato l'atmosfera con ventilazione o altri mezzi idonei. Quando vi sia dubbio sulla pericolosità, i lavoratori devono essere legati con un sistema che ne consenta il recupero, vigilati per tutta la durata del lavoro e dotati, se necessario, di apparecchi di protezione. L'articolo 121 riprende gli stessi principi per scavi e pozzi in cantiere, e il punto 3 dell'Allegato IV aggiunge prescrizioni per vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi, recipienti e silos.
Un ambiente confinato si riconosce da alcune caratteristiche: aperture di accesso limitate per numero o dimensioni, ventilazione naturale sfavorevole, destinazione non pensata per la presenza continuativa di persone. Sono esempi serbatoi e cisterne, silos, vasche di depurazione e di raccolta reflui, pozzetti e cunicoli tecnici, scambiatori, cabine di verniciatura chiuse, stive, cisterne di autobotti, fosse sotto le presse, ma anche locali interrati poco aerati.
L'errore iniziale più frequente è non riconoscerlo: una vasca aperta in alto viene considerata sicura perché si vede il cielo, un pozzetto profondo un metro e mezzo viene trattato come un buco qualsiasi. Il RSPP dovrebbe predisporre un censimento con planimetria e un cartello all'accesso di ciascun ambiente, così che nessuno vi entri per abitudine o per recuperare un attrezzo caduto.