Nell'aria normale l'ossigeno è circa il 20,9 per cento in volume. Negli ambienti confinati può diminuire per spostamento da parte di gas inerti come azoto o argon usati per inertizzare, per consumo da parte di processi di fermentazione, ossidazione di metalli o combustione. Sotto il 19,5 per cento l'atmosfera è comunemente considerata carente; scendendo ulteriormente compaiono alterazioni del giudizio e della coordinazione, fino alla perdita di coscienza rapida, che con concentrazioni molto basse può arrivare dopo pochi respiri, senza alcun segnale di allarme percepibile. L'arricchimento di ossigeno, oltre il 23,5 per cento, è altrettanto pericoloso perché rende infiammabili materiali che normalmente non lo sono.
I gas tossici più frequenti sono l'idrogeno solforato, tipico di fogne, vasche reflui e impianti di depurazione, e il monossido di carbonio, prodotto da combustioni e da motori. L'idrogeno solforato ha un odore caratteristico a basse concentrazioni, ma a concentrazioni elevate paralizza l'olfatto: la sparizione dell'odore può significare un aumento del pericolo. Il monossido di carbonio è inodore e incolore.
Gas e vapori infiammabili possono provenire da residui di prodotto, da solventi usati per la pulizia o da fermentazioni con produzione di metano. Il monitoraggio si esegue con rilevatori multigas che misurano ossigeno, limite inferiore di esplosività, idrogeno solforato e monossido di carbonio, con soglie di allarme impostate e prova di funzionamento prima dell'uso. Il campionamento va fatto prima dell'ingresso a diverse altezze e poi in continuo durante il lavoro.