Il carrello elevatore frontale a contrappeso è il mezzo più diffuso: il carico sta sulle forche davanti all'asse anteriore ed è bilanciato dalla massa posteriore, che comprende batteria o motore. Esiste in versione elettrica, diesel o a GPL, a tre o quattro ruote, con portate che nelle aziende manifatturiere vanno di solito da 1,5 a 5 tonnellate. È adatto a piazzali, banchine e reparti con corsie ampie, dove il raggio di sterzata elevato non è un vincolo.
Il carrello retrattile ha il montante che trasla in avanti per prendere il pallet e poi rientra tra i bracci stabilizzatori: occupa meno spazio in curva, lavora in corsie strette e raggiunge altezze di sollevamento elevate, tipiche dei magazzini a scaffalatura portapallet. Il carrello trilaterale o a forche girevoli opera in corsie molto strette, spesso guidato da filo o da binari, e consente il prelievo su entrambi i lati senza ruotare il mezzo.
Ci sono poi i carrelli laterali per carichi lunghi come tubi e profilati, i commissionatori in cui l'operatore sale insieme alle forche, e i sollevatori telescopici, nati per edilizia e agricoltura ma presenti anche in impianti industriali. Ogni famiglia ha rischi propri: il retrattile soffre di instabilità a montante alto, il telescopico è sensibile all'estensione del braccio, il frontale a ruote piene teme buche e soglie. Nella valutazione dei rischi non basta scrivere «carrello elevatore»: occorre indicare tipo, alimentazione, portata nominale e ambiente in cui circola.