L'esposizione giornaliera si calcola a partire dall'accelerazione ponderata dell'attrezzatura e dal tempo effettivo di esposizione. Per una sola sorgente A(8) è uguale all'accelerazione moltiplicata per la radice quadrata del rapporto tra tempo di esposizione e otto ore. La radice quadrata ha conseguenze pratiche: dimezzare il tempo d'uso riduce l'A(8) solo di circa il 30 per cento, mentre ridurre l'accelerazione della macchina produce un effetto direttamente proporzionale. Con più attrezzature si calcolano le esposizioni parziali e se ne fa la radice quadrata della somma dei quadrati.
Il tempo di esposizione è quello in cui la mano è effettivamente a contatto con l'utensile in funzione, non la durata della mansione. Un carpentiere che dichiara di smerigliare tutta la mattina, osservato con cronometro, può avere un tempo di contatto effettivo di un'ora e mezza. Sopravvalutare i tempi è un errore frequente quanto sottovalutarli.
L'articolo 202 consente di effettuare la valutazione senza misure, sulla base di appropriate informazioni sulla probabile entità delle vibrazioni per le attrezzature utilizzate, reperibili presso i fabbricanti o in banche dati. In Italia il riferimento è il Portale Agenti Fisici, che raccoglie valori misurati in campo per numerose attrezzature e veicoli, insieme a schede di buone prassi. I valori dichiarati dal fabbricante nel manuale, ottenuti con prove normalizzate in laboratorio, spesso sottostimano l'esposizione reale e vanno corretti con i fattori indicati dalle linee guida o confrontati con i dati di campo.