Il Capo IV, riscritto dal D.Lgs. 159/2016 in recepimento della Direttiva 2013/35/UE, riguarda i campi elettrici statici, i campi magnetici statici e i campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo con frequenze da 0 Hz a 300 GHz. La disciplina riguarda gli effetti biofisici diretti e gli effetti indiretti noti, a breve termine, mentre non copre i possibili effetti a lungo termine, sui quali le evidenze scientifiche non hanno consentito di stabilire valori limite.
Gli effetti diretti si distinguono in base alla frequenza. Alle basse frequenze i campi inducono correnti nei tessuti e possono stimolare nervi e muscoli; si possono avvertire anche effetti sensoriali come vertigini, nausea, percezioni luminose chiamate fosfeni o sapore metallico, tipici dei movimenti nei campi magnetici statici molto intensi. Alle alte frequenze prevale il riscaldamento dei tessuti, con occhi e testicoli particolarmente vulnerabili.
Gli effetti indiretti sono spesso i più rilevanti nelle aziende. Si pensi all'interferenza con dispositivi medici impiantabili attivi, come pacemaker e defibrillatori, o indossati, come pompe di insulina; al rischio di proiezione di oggetti ferromagnetici in campi magnetici statici intensi; all'innesco di detonatori elettrici; agli incendi ed esplosioni per scintille in atmosfere infiammabili; alle correnti di contatto quando una persona tocca un oggetto conduttore immerso nel campo. Per questo la valutazione deve sempre considerare anche chi è portatore di dispositivi.