Un'azienda che produce telai metallici per arredamento utilizza quattro saldatrici a resistenza a punti, una pinza di saldatura sospesa su bilanciatore e un riscaldatore a induzione per la piegatura a caldo di tubi. Un operaio con trent'anni di anzianità rientra al lavoro dopo l'impianto di un pacemaker e il medico competente chiede informazioni sulle sorgenti presenti in reparto.
Il RSPP coinvolge un tecnico qualificato, che misura l'induzione magnetica con una sonda adatta alle basse frequenze e alle forme d'onda impulsive tipiche della saldatura. I risultati mostrano livelli elevati a ridosso delle pinze e dei cavi di saldatura: la pinza sospesa, che l'operatore tiene tra le mani e appoggia al busto, risulta la situazione più critica, con valori superiori ai livelli di azione inferiori a distanza di pochi centimetri. Il riscaldatore a induzione presenta campi significativi fino a circa un metro dalla bobina.
Le decisioni operative sono articolate. Per tutti i saldatori si dispone che i cavi non vengano avvolti attorno al corpo né appoggiati sulle spalle, e si organizzano i percorsi dei cavi lontano dalla postazione. Si valuta la sostituzione della pinza sospesa con un sistema montato su braccio articolato. Attorno al riscaldatore si traccia a pavimento una zona di rispetto con segnaletica per portatori di dispositivi impiantati. Per il lavoratore con pacemaker il medico competente, sulla base delle distanze misurate, formula un giudizio con limitazioni che esclude l'uso delle saldatrici e l'accesso alla zona del riscaldatore.