Il Capo I chiede di valutare due famiglie di rischio che hanno natura, metodi e misure differenti. Il rischio per la salute riguarda gli effetti dell'esposizione sull'organismo: intossicazioni acute, irritazioni, sensibilizzazioni cutanee e respiratorie, danni cronici a fegato, reni, sistema nervoso, effetti sulla riproduzione. Dipende dalla pericolosità intrinseca dell'agente, dalla via di assorbimento, dalla concentrazione, dalla durata e dalla frequenza dell'esposizione.
Il rischio per la sicurezza riguarda invece eventi improvvisi con conseguenze traumatiche: incendio di un solvente infiammabile, esplosione di vapori in un serbatoio, reazione violenta tra un acido e un ipoclorito con sviluppo di cloro, proiezione di un liquido corrosivo durante un travaso, rottura di una bombola. Qui contano le proprietà chimico-fisiche, le quantità presenti, le sorgenti di innesco, le incompatibilità di stoccaggio e le modalità operative.
Tenere separati i due binari evita un errore molto comune nei DVR: dare un unico punteggio globale al prodotto. Un diluente nitro usato in piccola quantità sotto cappa può avere rischio salute contenuto ma rischio sicurezza non trascurabile se il fusto da 200 litri è stoccato vicino a un quadro elettrico. Viceversa, un detergente debolmente irritante non pone problemi di incendio ma può dare dermatiti se usato tutto il giorno senza guanti. Il rischio sicurezza si collega anche alla valutazione incendio e, quando si formano atmosfere esplosive, al Titolo XI già trattato nel blocco sull'incendio ed esplosione.