Dopo l'inventario occorre capire chi è esposto, a cosa, come e per quanto tempo. Lo strumento più efficace è una matrice che incrocia le mansioni con i prodotti, descrivendo per ciascuna combinazione la fase di lavoro, la via di esposizione prevalente, la frequenza e la durata giornaliera. Le vie da considerare sono tre: inalatoria, che è la principale per gas, vapori, aerosol e polveri; cutanea, rilevante per solventi, oli, resine epossidiche e prodotti corrosivi; ingestione accidentale, legata a mani contaminate, cibo e sigarette consumati in reparto.
Per stimare l'esposizione inalatoria servono informazioni concrete: se il processo è chiuso, semichiuso o aperto, se il prodotto viene spruzzato, pennellato, immerso o versato, la temperatura di lavoro, la volatilità o la polverosità, la presenza e l'efficienza dell'aspirazione localizzata, le dimensioni del locale e il ricambio d'aria. Per la via cutanea contano la superficie di pelle coinvolta, la durata del contatto, l'uso e lo stato dei guanti.
Un modo pratico di procedere è osservare un turno intero, cronometrando le fasi. In un reparto di verniciatura a spruzzo, per esempio, l'operatore può passare due ore in cabina, mezz'ora alla preparazione delle miscele senza aspirazione e un'ora alla pulizia delle pistole con solvente. Quest'ultima fase, spesso ignorata, può pesare quanto l'intera applicazione. Il risultato della mappatura permette di definire i gruppi di lavoratori con esposizione simile, che serviranno anche per programmare eventuali misurazioni.