Il servizio di prevenzione non può limitarsi a raccogliere le schede in un raccoglitore: deve verificarne l'affidabilità, perché una scheda carente produce una valutazione sbagliata. Il primo controllo è formale: lingua italiana, revisione recente, formato conforme all'Allegato II vigente, numero di emergenza, coerenza tra il nome in scheda e quello sull'etichetta del contenitore.
Il secondo controllo è di coerenza interna. La classificazione della sezione 2 deve essere giustificata dai componenti della sezione 3: se una miscela contiene il 15 per cento di un componente classificato H314 e risulta solo irritante, qualcosa non torna. I valori limite citati in sezione 8 devono corrispondere ai componenti dichiarati; le misure di protezione devono essere specifiche e non generiche. Le proprietà della sezione 9 devono essere compatibili con la classificazione fisica: un liquido con punto di infiammabilità di 15 °C non può essere privo del pittogramma della fiamma.
Il terzo controllo riguarda l'uso reale. Gli usi identificati in sezione 1 e gli scenari allegati devono comprendere ciò che l'azienda fa davvero. Quando emergono incongruenze, si scrive al fornitore chiedendo chiarimenti o una scheda corretta e si conserva la corrispondenza: dimostra diligenza e costituisce un'evidenza utile in caso di ispezione. Per gestire centinaia di schede conviene un registro digitale con data di revisione, data di ricezione e scadenza del controllo, collegato al censimento dei prodotti, in modo che ogni nuova versione venga letta e confrontata con la precedente.