La silice cristallina, nelle forme di quarzo, cristobalite e tridimite, è uno dei minerali più diffusi della crosta terrestre. È presente in sabbie, arenarie, graniti, ardesie, argille, calcestruzzi, malte, laterizi e ceramiche, in percentuali molto variabili. Contenuti particolarmente elevati si trovano nei cosiddetti agglomerati di quarzo, le pietre ricomposte usate per piani di cucina e bagno, la cui lavorazione a secco ha causato in diversi Paesi casi di silicosi accelerata in lavoratori giovani.
La frazione respirabile, inalata per anni, provoca la silicosi, fibrosi polmonare progressiva e irreversibile che aumenta anche il rischio di tubercolosi e di malattie autoimmuni. La silice cristallina è classificata dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come cancerogena per l'uomo. In Italia il D.Lgs. 44/2020 ha inserito nell'Allegato XLII i lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento e ha fissato nell'Allegato XLIII un valore limite di 0,1 mg/m³ come frazione respirabile; l'ACGIH propone un valore di riferimento più basso, 0,025 mg/m³.
I settori coinvolti sono numerosi: fonderie con sabbie di formatura, ceramica e laterizi, vetro, lavorazione del marmo e del granito tipica del distretto apuano, cantieri edili e stradali durante taglio, foratura, scarifica e demolizione, gallerie, sabbiatura. Un riferimento pratico sulle buone pratiche è l'accordo sociale europeo NEPSI del 2006, che raccoglie schede operative per settore e mansione.