Alcuni errori si ripetono in molte valutazioni e conviene conoscerli per evitarli. Il primo è il DVR chimico costruito solo sull'elenco delle schede, senza vedere il reparto: mancano così fumi, polveri e gas di scarico, cioè spesso le esposizioni più importanti. Il secondo è la conclusione di rischio irrilevante usata come formula standard, senza motivazione tecnica e magari in presenza di sensibilizzanti. Il terzo è affidarsi interamente ai DPI, scelti in modo generico, senza aver tentato sostituzione e aspirazione. Il quarto è misurare una volta sola, con un campione, e considerare il risultato definitivo.
Altri errori riguardano la gestione nel tempo: schede mai aggiornate, nuovi prodotti introdotti senza passare dal servizio di prevenzione, travasi in contenitori anonimi, registro degli esposti non allineato alle mansioni reali, protocollo sanitario non coerente con i prodotti in uso.
Per stabilire le priorità d'intervento è utile un criterio semplice. Al primo posto gli agenti del Capo II e l'amianto non gestito, insieme ai superamenti dei valori limite. Poi i sensibilizzanti respiratori e cutanei e le situazioni con forte esposizione cutanea. Poi i rischi per la sicurezza con potenziale di incendio, esplosione o rilascio tossico. Infine gli interventi di miglioramento organizzativo e documentale. Ogni azione va inserita nel programma delle misure con responsabile, scadenza e verifica di efficacia, così che la valutazione diventi un processo che migliora davvero l'esposizione dei lavoratori.