La classificazione più usata in Europa, ripresa dalle indicazioni italiane per la valutazione, distingue i fattori psicosociali in due famiglie. I fattori di contenuto riguardano il compito in sé: ambiente e attrezzature, pianificazione dei compiti, carico e ritmo di lavoro, orario. I fattori di contesto riguardano l'organizzazione che circonda il compito: cultura e funzione organizzativa, ruolo, evoluzione di carriera, autonomia decisionale e controllo, rapporti interpersonali, interfaccia tra casa e lavoro.
Un esempio aiuta a distinguere. Un manutentore elettrico che lavora su chiamata con priorità che cambiano ogni ora, strumenti diagnostici inadeguati e reperibilità notturna è esposto soprattutto a fattori di contenuto. Un impiegato tecnico che riceve istruzioni contraddittorie da due responsabili, non sa a chi rispondere e non vede prospettive di crescita è esposto soprattutto a fattori di contesto, in particolare ambiguità e conflitto di ruolo. Nella stessa mansione possono coesistere entrambe le famiglie, ed è normale che sia così.
La distinzione ha conseguenze pratiche. I fattori di contenuto si affrontano spesso con interventi tecnici e di pianificazione, relativamente rapidi. I fattori di contesto richiedono di toccare scelte gestionali, stili di leadership e politiche del personale, e quindi coinvolgono direzione e risorse umane. Un RSPP che propone solo corsi di gestione dello stress quando il problema è un ruolo mal definito sbaglia bersaglio, e lo si vede dai risultati nulli dopo pochi mesi.