Johannes Siegrist propose negli anni Novanta il modello Effort-Reward Imbalance, che legge lo stress lavorativo come violazione della reciprocità sociale. Chi lavora investe uno sforzo e si aspetta in cambio ricompense adeguate. Quando lo sforzo è elevato e la ricompensa è bassa si crea uno squilibrio che genera emozioni negative intense e un'attivazione cronica dei sistemi dello stress.
Lo sforzo estrinseco comprende pressione temporale, interruzioni, responsabilità, straordinari, aumento progressivo delle richieste. Le ricompense sono di tre tipi: economiche, come retribuzione e premi; di stima, come riconoscimento da parte di capi e colleghi e trattamento rispettoso; di status, come prospettive di carriera, coerenza tra posizione e qualifica e sicurezza del posto di lavoro. Proprio quest'ultima componente rende il modello adatto a interpretare la precarietà, i contratti a termine reiterati e le riorganizzazioni con esuberi annunciati. Chiedere ai lavoratori cosa percepiscono come riconoscimento rende il modello concretamente utilizzabile.
Nel questionario ERI il rapporto tra punteggio di sforzo e punteggio di ricompensa, corretto per il numero di domande, indica squilibrio quando supera il valore uno. Rispetto a Karasek il modello aggiunge la dimensione del riconoscimento, spesso decisiva nelle realtà industriali: molti operatori sopportano carichi elevati finché sentono che il loro contributo è visto e valorizzato, e crollano quando percepiscono che l'impegno resta invisibile o viene dato per scontato.