Le conseguenze dell'esposizione prolungata a fattori psicosociali sfavorevoli si manifestano su più piani. Sul piano emotivo compaiono ansia, irritabilità, umore depresso, senso di inadeguatezza. Sul piano cognitivo si osservano difficoltà di concentrazione, ridotta memoria di lavoro, rigidità nel prendere decisioni. Sul piano comportamentale aumentano il consumo di fumo, alcol e farmaci, i disturbi del sonno, l'isolamento sociale, l'assenteismo e talvolta il presenzialismo, cioè la presenza al lavoro in condizioni di salute che non lo consentirebbero.
Sul piano fisico la letteratura scientifica ha documentato associazioni tra lavoro ad alta tensione o squilibrio sforzo-ricompensa e malattie cardiovascolari, ipertensione, disturbi muscoloscheletrici del collo e degli arti superiori, disturbi gastrointestinali e depressione. Per i disturbi muscoloscheletrici l'effetto si somma al sovraccarico biomeccanico: la tensione muscolare e la riduzione delle micropause aggravano un rischio ergonomico già presente.
Per la sicurezza in senso stretto il collegamento è diretto. Un operatore stanco, preoccupato o in conflitto con il proprio capo è più esposto a distrazioni, scorciatoie procedurali e violazioni deliberate per recuperare tempo. Nelle analisi degli infortuni e dei near miss la domanda sul clima del reparto e sulle pressioni produttive dovrebbe quindi essere sempre presente, perché spesso spiega perché una procedura nota non è stata applicata proprio quel giorno.