Modulo C (RSPP) · Blocco 2/6 (4–8 h) · Slide 20/50

Origini e sviluppo del concetto di burnout

Il termine fu usato in ambito clinico dallo psichiatra Herbert Freudenberger nel 1974 per descrivere la progressiva perdita di energia e motivazione che osservava nei volontari di una clinica gratuita di New York. Negli stessi anni Christina Maslach, psicologa sociale, studiava le reazioni emotive degli operatori dei servizi sociali e sanitari. Per molto tempo il burnout è stato considerato tipico delle professioni d'aiuto, nelle quali la relazione con l'utente è il cuore del lavoro e la domanda emotiva è costante.

Dagli anni Novanta la ricerca ha mostrato che la sindrome riguarda qualsiasi lavoro in cui ci sia un forte investimento personale. È stata sviluppata una versione generale del questionario di Maslach, applicabile a impiegati, tecnici, manager, insegnanti, operatori commerciali. Il concetto si è quindi spostato dalla relazione d'aiuto al rapporto tra persona e organizzazione.

Un modello descrittivo ancora diffuso nella formazione, proposto da Edelwich e Brodsky, distingue quattro fasi: entusiasmo idealistico, con grandi aspettative; stagnazione, quando le aspettative si scontrano con la realtà; frustrazione, con sensazione di inutilità e primi sintomi; apatia, con disimpegno e distacco difensivo. Pur semplificato, aiuta a riconoscere che il burnout non arriva all'improvviso e che i segnali delle fasi intermedie offrono finestre di intervento a responsabili e colleghi, quando ancora bastano correttivi organizzativi limitati.