La prevenzione delle molestie si costruisce con strumenti organizzativi precisi. Il primo è una dichiarazione aziendale firmata dalla direzione, che affermi in modo esplicito che molestie e violenza non sono tollerate, definisca i comportamenti vietati con esempi comprensibili e indichi le conseguenze disciplinari. Il secondo è un codice di condotta che traduca la dichiarazione in regole quotidiane per tutti, compresi i dipendenti delle imprese esterne presenti negli stabilimenti.
Il terzo strumento, decisivo, è il canale di segnalazione. Deve essere accessibile, conosciuto, con almeno una figura di riferimento esterna alla linea gerarchica, perché spesso il molestatore è proprio il diretto superiore. Può trattarsi di una persona di fiducia formata, di un comitato, di un consulente esterno. Le segnalazioni vanno gestite con riservatezza, tempi certi, ascolto di entrambe le parti, registrazione degli esiti e tutela contro ogni ritorsione. Nelle aziende che hanno istituito canali di whistleblowing ai sensi del D.Lgs. 24/2023 occorre chiarire come questi si coordinano con la procedura specifica sulle molestie, che ha natura e finalità in parte diverse.
La formazione completa il sistema. Ai preposti e ai dirigenti va insegnato a riconoscere i comportamenti inaccettabili, a non minimizzarli e a sapere a chi indirizzare una persona che chiede aiuto. Un caporeparto che risponde con una battuta a una lavoratrice che riferisce un episodio annulla mesi di lavoro sulla politica aziendale.