La valutazione dei rischi psicosociali si basa in primo luogo su dati che l'azienda già possiede ma raramente legge insieme. Gli indicatori di assenza comprendono il tasso di assenza per malattia, la frequenza delle assenze brevi, quelle di uno o due giorni spesso associate a disagio, e le assenze ingiustificate. Gli indicatori di permanenza comprendono il tasso di rotazione, le dimissioni volontarie, le richieste di trasferimento interno, la durata media in servizio dei nuovi assunti.
Seguono gli indicatori di funzionamento: procedimenti disciplinari, lamentele formali, segnalazioni all'ufficio del personale o all'RLS, conflitti che hanno richiesto l'intervento della direzione. Dal versante sanitario, in forma aggregata e anonima, il medico competente può fornire il numero di visite richieste dai lavoratori, di prescrizioni o limitazioni legate a disturbi psichici o muscoloscheletrici, le tendenze emerse nelle visite periodiche. Dal versante sicurezza contano infortuni, near miss, errori operativi, non conformità di qualità.
Un dato preso isolatamente dice poco. Il turnover elevato in un magazzino che lavora con molti contratti di somministrazione può dipendere dalla natura dei contratti più che dal clima. Lo stesso turnover in un ufficio tecnico con personale a tempo indeterminato è invece un segnale forte. Gli indicatori vanno quindi interpretati alla luce della composizione della forza lavoro, del settore e della storia recente dell'azienda, possibilmente su una serie di almeno tre anni.